Internet delle cose – Quanti ne conoscono il significato o, in lingua madre, “Internet of things” (IoT)?

Internet delle cose, come : orologi, bracciali, termostati, lampioni della luce e mille altre cose possono connettersi alla Rete. In base ad una ricerca eseguita da Aquity Group, nove persone su dieci non lo sanno, anche se ne sono in possesso.

Cerchiamo di spiegare cosa si intende per “Internet degli oggetti”.  Il professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Sociologia dei media digitali all’Università di Catania, Davide Bennato, ci viene in aiuto : “L’espressione “Internet delle cose” indica una famiglia di tecnologie il cui scopo è rendere qualunque tipo di oggetto, anche senza una vocazione digitale, un dispositivo collegato ad internet, in grado di godere di tutte le caratteristiche che hanno gli oggetti nati per utilizzare la rete”.  Per ora, le proprietà degli oggetti connessi sono essenzialmente due: il monitoraggio e il controllo. Monitoraggio vuol dire che l’oggetto può comportarsi come sensore, ovvero essere in grado di produrre informazioni su di sé o sull’ambiente circostante.

Ad esempio: un lampione IoT non solo può rivelare se la propria lampada è funzionante oppure no, ma potrebbe anche analizzare il livello di inquinamento dell’aria. Controllo vuol dire che gli oggetti possono essere comandati a distanza senza tecnologie particolari ma attraverso internet”. I campi di applicazione sono innumerevoli, il limite è solo la fantasia. “Attualmente i settori più interessati sono la domotica, in cui gli oggetti IoT invadono le tecnologie casalinghe, compresi gli elettrodomestici, e le smart cities, dove le città diventano produttrici di dati e sono controllabili a distanza”. È il caso dei totem digitali presenti nelle principali capitali in tutto il mondo, che possono indicare il numero di pedoni presenti ad una fermata del tram, gli smartphone connessi ad un hotspot pubblico e tanto altro.

Il dott. Davide Bennato spiega anche : “Gli scenari problematici sono due: la privacy e la sicurezza. Il primo punto è una conseguenza del monitoraggio. Se un oggetto IoT produce dati, questi potrebbero essere relativi a persone e al loro utilizzo. La manipolazione di queste informazioni ricadrebbe nel discusso campo della trasparenza e trattamento dei dati personali. La sicurezza è invece una conseguenza del controllo: se qualunque oggetto può essere comandato a distanza, potrebbe anche essere attaccato da criminali informatici.  Ed è per questo che quando si parla di IoT entrano in gioco altre tecnologie, come l’IPv6 (il nuovo protocollo internet che permetterà di aumentare il numero di indirizzi IP a disposizione), Big Data (la raccolta di informazioni dettagliate su uno specifico individuo) e cloud computing, in riferimento alla sicurezza e stabilità delle infrastrutture che conservano le informazioni inviate e scambiate tra dispositivi IoT e tradizionali, smartphone, tablet e computer ma anche i data center delle aziende.”

 

Fonte: lastampa.it

 

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