Il governo ungherese si prepara a prelevare un obolo sul traffico Internet, un tanto al Gigabyte: una tassa rivolta agli ISP ma che inevitabilmente si abbatterà sulle connessioni degli utenti. La protesta è assicurata

Roma – Il Ministro dell’Economia ungherese Mihaly Varga ha presentato il nuovo regime di tassazione che il governo intende imporre sui provider di connettività Internet, un modo per fare cassa che però rischia di avere ripercussioni dalla portata incalcolabile su economia e innovazione, che rischia di disincentivare i cittadini dell’approfittare della connettività per usufruire dei più vari servizi, nonché di comprimere la libertà di informarsi ed esprimersi con la mediazione della Rete.

Varga ha presentato la nuova tassa come un’estensione della stessa misura già presente sulle comunicazioni telefoniche analogiche, giustificandosi con il fatto che oramai la maggior parte delle chiamate e dei messaggi testuali sono veicolati dalla rete Internet.

La nuova tassa è a consumo, e prevede il pagamento allo stato di 150 forint ungheresi (circa 50 centesimi di euro) per ogni Gigabyte di comunicazione avviato dall’utente: il governo vuole questi soldi dagli ISP, ma è sin troppo prevedibile il fatto che i provider si limiteranno a scaricare l’obolo sui netizen senza troppe remore.

L’approvazione della tassa digitale ungherese appare scontata, vista la maggioranza dei due terzi controllata in parlamento dal partito Fidesz al governo. E non si tratta affatto di una novità, visto che Fidesz ha in questi anni promulgato un gran numero di nuove tasse per fare cassa: la tassa su Internet a consumo dovrebbe garantire nuovi ricavi stimati in 20 miliardi di forint ogni anno.

Prevedibilmente, la nuova proposta di legge “anti-Internet” del governo non è stata accolta positivamente da chi Internet la vive per passione, socialità o business: i gruppi di protesta organizzati sui social network crescono in numero e popolarità, mentre l’opposizione in parlamento denuncia il rischio di far regredire la connettività ungherese agli standard degli anni ’90, decisamente non in linea con gli standard dettati dall’Europa.

Zsolt Várady, imprenditore telematico già noto per aver fondato il principale social network del paese prima dell’avvento di Facebook, iWiW, è passato infine ai fatti denunciando tutti i partiti politici presenti in parlamento dal 1990 a oggi per violazione dei suoi diritti costituzionali inerenti la libertà di impresa e la competizione economica equa. Le tasse governative avrebbero reso “impossibile” il business legale senza far ricorso all’evasione o alla frode fiscale.

Autore: Alfonso Maruccia 

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