Licenziamento in malattia, è legittimo il controllo sui social

Una sentenza della Cassazione legittima il licenziamento nel caso in cui si ricavi una prova, di falsa malattia,  da foto pubblicate sui social network.

Il lavoratore in malattia è obbligato a mantenere un comportamento idoneo a consentire il corretto decorso della malattia, agevolando la guarigione. Lo svolgimento di attività che vadano a compromettere la guarigione può essere motivo di licenziamento per giusta causa da parte dell’azienda, anche se la prova di tale comportamento arriva mediante foto e/o video pubblicati dal lavoratore sui social network.

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6047/2018 che ha legittimato il licenziamento intimato per giusta ad un lavoratore che durante il periodo di assenza per malattia si era esibito in un concerto, postando poi su Facebook tale attività.

Facebook diventa un prova

La Corte d’Appello, in riforma della sentenza resa tra le parti dal Tribunale di Genova, aveva annullato il licenziamento, condannando la società datrice di lavoro a reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro e a corrispondergli un’indennità risarcitoria pari a 12 mensilità dall’ultima retribuzione globale di fatto, e a versare i contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento a quello della effettiva reintegrazione, oltre interessi.

Il licenziamento era stato intimato essendo venuta a conoscenza che nel periodo di assenza dal servizio, a seguito di presunta malattia, il lavoratore si era esibito in pubblico svolgendo attività di concertista unitamente ad altre persone, suonando uno strumento (il lavoratore suonava la fisarmonica in piedi).

Tale attività era stata pubblicizzata sulla stampa locale e di settore, nonché sul profilo Facebook del lavoratore.
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal datore di lavoro.

 

Font della notizia : www.pmi.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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